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Costumi e tradizioni > Onore ai caduti
La festa nazionale del 4 novembre, istituita all'indomani della vittoria di Vittorio Veneto, per celebrare e ricordare quell'importante momento storico della nostra Patria, come si sa è stata abolita in ossequio alla teoria secondo la quale in Italia c'erano troppe feste. Certo è uno strano paese il nostro. Da una parte si elimina una ricorrenza che è fonte di esempio, di dedizione al dovere, di onore, di Patria…….; valori , si! Valori assoluti che si relegano nel dimenticatoio per uniformare ed uniformarci in tutto; mentre dall'altra parte siamo pronti ad adottare feste e ricorrenze che con la nostra cultura non hanno niente in comune, che non fanno pensare, non impegnano, anzi, offrono un motivo per mascherarsi e divertirsi. Il riferimento è la festa di Halloween, ultima introdotta.
E' certamente un contrasto che turba, che mette di fronte i resti sacri dei nostri Ossari e le zucche vuote ed illuminate.
Celebrare i nostri Caduti in Guerra vuole soprattutto dire ricordare tutti quanti, favorevoli o meno al conflitto, coscienti o meno del dovere che stavano compiendo, affrontarono, comunque, oltre a condizioni di vita durissime, la morte in battaglia per avere come premio una sepoltura il più delle volte senza neanche il nome. Non esiste, credo, virtù più dimessa ed eroica allo stesso tempo! Concluso vittoriosamente il conflitto e smaltita l'euforia per una Vittoria insperata, ma attesa per il 1919, si cominciò a stilare un primo, semplice, bilancio. Dove, alla colonna completamente bianca dello "Avere" si contrapponeva quella fittamente scritta del "dare". Anzi, del "già dato".
Tra i costi sostenuti dall'intera collettività nazionale, le voci più significative evidenziarono: la drammatica situazione materiale delle Province più direttamente coinvolte nel conflitto; un bilancio smisuratamente gonfiato; un'inflazione cresciuta in modo esponenziale; una profonda crisi industriale. Sul versante dei costi sostenuti dai singoli combattenti, l'aritmetica forniva drammatici dati: morti, feriti, ciechi, tubercolotici, neuropatici, storpi, pazzi, mutilati, invalidi, sordi, muti, malarici, solo per citare le patologie più comuni. Ma la smobilitazione delle Forze Armate e il ritorno agli affetti non furono come li avevano sognati i fanti nella solitudine di una trincea, durante un freddo e interminabile turno di vedetta. Non c'era lavoro. Le terre promesse non venivano distribuite. Il premio di congedo, una sorta di buona uscita corrisposta agli smobilitati, veniva in breve tempo "bruciato" dal vertiginoso aumentare dei prezzi.
I Reduci si sentirono come truffati. Credevano di avere stretto una sorta di patto con lo Stato e che questo, giunto il momento di mantenere le promesse, non intendesse più onorare gli accordi. Si sperò in una trattativa di pace che riconoscesse il contributo italiano alla Vittoria, ma anche dalla diplomazia non si ebbero che dispiaceri e delusioni. E la violenza si manifestò in tutta la sua virulenza.
Era la stessa violenza che l'Esercito aveva saputo tirare fuori dagli animi dei combattenti, anche da quelli con il cuore più semplice, perché era l'unico salvacondotto possibile, l'unico che avrebbe potuto garantire qualche possibilità di ritorno a casa.
Ma non solo necessità materiali rivendicava il combattente tornato ad essere cittadino. Nonostante il basso livello di scolarizzazione, i tanti casi di analfabetismo e nonostante nella generalità dei casi non si fosse mai allontanato dal paese se non per compiere il servizio militare, questo fortunato combattente tornò dal fronte con gli orizzonti più allargati: aveva conosciuto altre genti, di ceto e provenienz
a diversi dai suoi.
Ma, soprattutto di fronte al nemico, aveva preso coscienza che, oltre ai doveri, aveva acquisito anche dei diritti e, fra questi, il diritto alla riconoscenza della Nazione per sé e al ricordo dei commilitoni Caduti. Non a caso i combattenti usarono questo termine: Caduti, piuttosto che morti.
Nella psicologia del combattente, chi cade può rialzarsi, mentre la morte è un fatto irreversibile. Ai combattenti non poteva essere di consolazione neanche il detto latino secondo cui "Muore giovane chi è caro agli Dei".
E, mentre le operazioni di smobilitazione erano in pieno svolgimento e l'organizzazione sanitaria provvedeva alla cura delle migliaia di feriti da restituire guariti alle famiglie, 15 Ufficiali, 35 Cappellani Militari e 7000 soldati procedevano, dallo Stelvio al mare, alla ricerca e alla tumulazione delle salme insepolte ed al riordino dei piccoli cimiteri allestiti dalle truppe a ridosso delle trincee. La Pietà , più che le convenzioni internazionali, fece sì che non venissero discriminati i caduti dell'Esercito avversario.
Una celebrazione, dunque, che meriterebbe di essere ricordata nel giorno in cui cade, il giorno 4, appunto! Ma questo diritto ci è precluso da una infausta legge, la 936/77 che, in nome di una presunta necessità di aumentare la produzione industriale, ha relegato alcune tra le più significative ricorrenze in un angolino qualsiasi, quasi ci se ne vergognasse. Tutto ciò ha, con il tempo, allontanato gli Italiani dai più significativi momenti di identificazione nazionale. Una indagine tra gli studenti delle Scuole Superiori di tutta Italia ha drammaticamente messo in evidenza che, mentre tutti sapevano collocare la Festa del Lavoro e l'Anniversario della Liberazione, quasi nessuno ha saputo dire quando si dovrebbe celebrare l'Anniversario della Vittoria.
L'aver eclissato qualsiasi riferimento ai valori di Patria e di identificazione nazionale ha fatto quindi ritenere che l'orgoglio della nostra italianità e i simboli propri della nostra identità fossero affidati, esclusivamente, alla Squadra Nazionale di calcio e alle vittorie della Ferrari. In effetti, si tratta di possibili occasioni in cui l'Inno Nazionale e le Bandiere sventolano con loro propri significati.
L'augurio per tutti noi è che, forte dell'esempio dei nostri Caduti, riusciamo giorno dopo giorno ad operare con tutte le nostre energie per un mondo migliore dove regni la giustizia e la pace tra i popoli.
[Tratto dal sito Alpini di Marano (Commemorazione ai caduti fatta nel 2000) e dal Discorso commemorativo del colonnello Lorenzo Cadeddu, Presidente del Circolo di Ricerche Storiche sulla Prima Guerra Mondiale "Piero Pieri", in occasione della celebrazione della ricorrenza del 4 novembre - pronunciato a Vittorio Veneto in data 5 novembre 2003]
Foto Cerimonia 4 Novembre 2009





